Progetto tartarughe marine

Grazie all’ABA le tartarughe per cui un certo iter diagnostico e terapeutico viene considerato essenziale possono usufruire di radiografie, ecografie, endoscopie, TC, interventi chirurgici, terapie e tanto altro.

Ricordiamo che i pericoli più frequenti per le tartarughe sono rappresentati da ami e reti da pesca, eliche di motori navali. In questi casi i mezzi diagnostici sono essenziali per una corretta diagnosi e dunque per una prognosi realistica. Molto spesso l’ABA si trova ad avere a che fare con esemplari di Caretta caretta che necessitano di interventi per la rimozione degli ami da pesca, di terapie per la cura e la risoluzione delle ferite, a volte anche molto gravi, indotte dalle eliche delle navi oppure dalle reti da pesca.

Altre volte, invece, l’attività dei volontari dell’ABA è mirata alla cura di patologie “naturali” della specie, come parassitosi, affezioni respiratorie, patologie cutanee.

Gli sforzi dell’ABA sono finalizzati alla reintroduzione in natura degli esemplari per scongiurare il rischio di estinzione di questa specie, preziosa per la nostra fauna locale.
L’ABA collabora con Fondazione Cetacea per il recupero delle tartarughe marine del Mare Adriatico. La tartaruga più diffusa è la Caretta caretta: questa specie autoctona, è fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo. L’ABA grazie ai suoi volontari offre un aiuto concreto per la cura delle tartarughe marine dell’Adriatico, attraverso interventi di pronto soccorso e cure avanzate. Tutte le tartarughe, una volta guarite, vengono reintrodotte in mare.

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